Il modo più costoso per farsi venire il fegato amaro
Un prezzo che è un insulto alla matematica
Parliamo dell'elefante nella stanza: 499 euro. In Italia, evidentemente, paghiamo anche l'aria compressa svedese dentro la scatola. Costa quanto un obiettivo vero per una fotocamera vera, ma con la differenza che l’obiettivo non smette di funzionare se il software decide di avere una crisi d’identità.
Piccolo spoiler per i risparmiatori: io l'ho assemblato pezzo per pezzo dalla "madrepatria" Oppo, tra dazi e spedizioni varie, sono arrivato a 329 euro. Praticamente i restanti 170 euro sono una tassa sulla pigrizia o un contributo di beneficenza non richiesto.
Hardware da Formula 1, Software da Calcinculo
Sia chiaro, sulla qualità costruttiva non si discute. Anzi, è proprio questo che fa rabbia.
Il teleconvertitore ha un corpo in metallo con gruppi ottici di primissima qualità: la cover è in aramide, la tracolla in pelle ha quegli innesti a sgancio rapido che fanno molto "professionista serio" e l'adattatore con attacco a ghigliottina è realizzato a regola d'arte. Pure il MagCam2 è costruito in modo egregio — fatta eccezione per quel ring lucido che si graffia solo a guardarlo (si è rovinato appena tolta la pellicola, un record mondiale).
È tutto bellissimo, solido, premium. Ma usarlo è come aver comprato una macchina sportiva a benzina in un mondo dove non esistono i distributori.
Software o esperimento sociale?
La rabbia sale non perché l'hardware sia scarso, ma perché il software sembra scritto da qualcuno che ha visto una macchina fotografica solo in cartolina.
La Modalità Teleconvertitore offre ben quattro opzioni: tre sono utili quanto un ombrello bucato. Si salva solo la "Modalità Palco", la salvezza per evitare sporadiche sovraespozioni e velocizzare un tempo di scatto a livello gara delle lumache.
Cosa manca? Praticamente tutto quello che serve a chi spende mezzo stipendio in accessori:
Messa a fuoco manuale? Assente.
Modalità RAW o Master? Non pervenute.
Un EIS che non faccia sembrare di essere su una barca durante un uragano? Un miraggio.
È un puro esercizio di stile, un giocattolo di lusso abbandonato a metà per la gioia di noi folli che abbiamo deciso di finanziarlo. E vogliamo parlare del design? L’adattatore copre le altre due fotocamere. Geniale. Vorresti usare il 23mm al volo? Mi spiace, devi smontare l'intero castello. Una tortura logistica che ti fa passare la voglia di scattare ancora prima di accendere lo schermo.
Luci e (molte) ombre
Poi però guardi le foto e... maledizione, sono pazzesche. La profondità di campo è così naturale da far venire la pelle d'oca e i dettagli sono roba da reflex professionale. I ritratti (che nessuno sano di mente farebbe a 230mm, ma noi sì) sono incredibili.



Ma la magia finisce appena provi a spingerti verso il 40x. Lo shutter lag diventa quello di un telefono da 90 euro al discount. Pensi di aver catturato la Luna? In galleria trovi un semicerchio tagliato male. Pensi di aver preso il volo di un gabbiano? Complimenti, hai fotografato un bellissimo cielo vuoto con, forse, una piuma che saluta nell'angolino.
Il vero eroe (che non è Hasselblad)
La vera genialata del kit è il MagCam2. Lo trovi su Amazon a 70 euro senza il logo figo, ed è un gioiello: grip, powerbank e telecomando removibile. Ghiera per lo zoom, tasto a doppia corsa e controlli fisici che in modalità Master funzionano a meraviglia. Lui sì che fa il suo lavoro senza lamentarsi.
Verdetto: Una guerra tra amore e odio
Siamo davanti a un classico caso di "vorrei ma non mi hanno dato il budget per finire il software". È un amore tossico: scatti foto divine, ma passi metà del tempo a chiederti perché Oppo abbia lasciato il lavoro a metà, lasciandoci tra le mani un prototipo di lusso pagato a prezzo d'oro.
Un peccato capitale.
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