Il master dei dettagli
Dopo il ritorno in grande stile della serie Find X sul mercato globale nel 2024, quest'anno Oppo non si è accontentata di tenere il ritmo: ha proprio spinto il piede sull'acceleratore. Il 2025 ci porta in Occidente la serie Find X9 al gran completo. Il messaggio è inequivocabile: si punta al vertice. L'asticella della qualità è schizzata in alto, e inevitabilmente, lo ha fatto anche il prezzo. Ma, come vedremo, questa volta l'aumento è accompagnato da un valore aggiunto significativo.
Non sono un "guru" del settore, ma da appassionato di tecnologia e fotografia, vi assicuro che ho le spalle larghe: negli ultimi 18 anni tra le mie mani sono passati tantissimi top di gamma e cameraphone (fino a poco tempo fa, cambiavo telefono due volte l’anno nella mia ricerca ossessiva della perfezione). Questa, quindi, è la recensione di un utente esigente e meticoloso, basata sulle mie esperienze e sulle mie esigenze specifiche.
UNBOXING - Essenziale, per forza di cose
Apriamo la scatola. Purtroppo, a causa delle direttive europee e delle politiche aziendali, l’unboxing della variante global è molto rapido, quasi sbrigativo. Troviamo l'essenziale per l'avvio: il telefono, il cavo dati USB-A/USB-C, un adattatore OTG (sempre utile) e una minima documentazione.
Sì, il solito coro: niente caricatore e niente cover. Un sacrificio che in questa fascia di prezzo resta difficile da digerire.
DESIGN E COSTRUZIONE - L'eleganza rivisitata
Find X9 Pro non tradisce l'eleganza di Oppo. Tuttavia, si allinea alle tendenze del 2025: si passa da forme più affusolate a un frame in alluminio con profilo piatto e bordi squadrati. E qui sarò in controtendenza: lo trovo ergonomicamente sbagliato. È difficile da afferrare quando è appoggiato e lo sento scomodo da tenere a lungo. Ma sia chiaro, non è un difetto di questo specifico telefono; è una questione di gusto personale, preferendo io le vecchie curve.
Questo cambio di design ha la conseguenza naturale di avere display e back cover piatti. Sul fronte, l'ottimizzazione è incredibile: i bordi si assottigliano fino a 1,15 mm attorno al display, restando perfettamente simmetrici sui quattro lati. La fotocamera frontale è discreta e centrata.
Sul retro, le modifiche sono radicali: il modulo fotografico migra dal centro a sinistra, da circolare a squadrato, da quattro a tre sensori. Io, da purista delle simmetrie, all'inizio ho storto tantissimo il naso. Trovavo il cerchio centrale (Cosmos Ring) non solo bello, ma funzionale al bilanciamento del telefono sul tavolo. Ma, una volta visto dal vivo, ho dovuto ricredermi. Il nuovo linguaggio porta una pulizia e un'eleganza che definirei quasi in stile giapponese, estremamente raffinata. Inoltre, questo layout ha permesso a Oppo di ingrandire la batteria e affinare altri dettagli interni.
Il vetro posteriore, nella mia versione silk white, ha un leggero effetto perlato e una satinatura finissima. Il vantaggio è che non trattiene minimamente le ditate. Lo svantaggio? Senza cover, diventa molto scivoloso.
Il frame in alluminio, lasciato naturale e satinato, è una scelta intelligente. Se da un lato è meno grippante, dall'altro preserva l'estetica a lungo termine, evitando quei graffi superficiali che rovinano i profili lucidi. L'estetica è stata ripulita, lasciando solo i loghi Hasselblad e Oppo. E sebbene in molti dicano che il design sia "copiato", io penso che Oppo abbia omaggiato sé stessa, riprendendo il layout posteriore del Find X5 Pro, un telefono iconico per eleganza, anche se qui in una forma più dura e spigolosa.
La qualità costruttiva è ineccepibile. Lo senti subito: è solido, ben bilanciato. La cura maniacale si vede nei dettagli: la rastrematura perfetta della back cover che si fonde con l'alluminio, il feedback netto dei pulsanti. La certificazione IP68/69 lo rende impermeabile. E un plus che apprezzo: in caso di contatto con liquidi, è presente la modalità software per "pulire/asciugare" gli speaker.
DISPLAY, AUDIO E PERFORMANCE
Quando i dettagli tecnici contano
Il pannello è un AMOLED 1,5 K / 1-120 Hz e la visibilità sotto il sole è ottima. Ma il vero valore aggiunto, per me, è nei dettagli tecnici legati al comfort visivo. Parlo del PWM dimming da 2160 Hz, della certificazione flicker-free, il DC dimming migliorato e la luminosità che può scendere fino a 1 nit.
Perché lo specifico? Soffrendo di emicrania oftalmica, i miei occhi sono maledettamente sensibili al flickering degli AMOLED. Già con Find X8 Pro avevo risolto i problemi avuti con la concorrenza, ma con X9 Pro la situazione è migliorata ulteriormente. Anche dopo giornate intense con 8/9 ore di display, mai un mal di testa o arrossamento degli occhi. Merito delle tecnologie di protezione, dell'ottima gestione di luminosità e colori. Il sensore di luminosità è generalmente reattivo, anche se in alcuni casi è stato leggermente "pigro".
Per il resto, la qualità è da applausi: neri assoluti, colori ben riprodotti (io uso il settaggio naturale), e il supporto a HDR10+ e Dolby Vision rende la visione di filmati un vero piacere. Non è un grande upgrade sulla risoluzione, ma è un fine tuning su aspetti più importanti di un 2K inutile. Il wet touch è una garanzia in caso di pioggia, anche se un trattamento antiriflesso o la polarizzazione circolare non sarebbero stati sgraditi.
Il sensore biometrico integrato è 3D ad ultrasuoni, fulmineo e posizionato perfettamente: proprio dove il pollice si appoggia naturalmente.
Audio e chipset Mediatek 9500
Gli speaker sono di buona qualità, decisamente da top di gamma, ma si avverte l'assenza di una cassa superiore più grande. Il bilanciamento in orizzontale e la presenza dei bassi potrebbero essere migliori. Sto facendo il pignolo, ma siamo nel segmento premium. Con le cuffie, però, il DAC lavora benissimo, complice anche il Bluetooth 6.0. Latenza e ritardo diminuiscono e la qualità in riproduzione aumenta. Ascoltare file FLAC con codec LHDC 5.0 delle Oppo Enco X3s è un vero piacere. Passando a cuffie di altissimo livello con codec LDAC il risultato non cambia: il suono è corposo e avvolgente, sintomo che i dati trasferiti tra telefono e cuffie sono al massimo della completezza.
Il Mediatek Dimensity 9500 è un campione di efficienza. Se il 9400 era equilibrato, questo stupisce per la sua costanza. Nell'uso quotidiano, la scarica è regolare e il telefono non scalda mai, nemmeno sotto stress o durante lunghe sessioni con la fotocamera. Non sono un gamer, ma Genshin si è comportato bene, e le temperature sono sempre rimaste contenute. Non mi addentro nelle questioni di FPS, ma per il mio utilizzo, è promosso.
La ricezione è ottima: ho rilevato un segnale superiore di 5 dBm in ambienti critici. Microfoni e algoritmi di soppressione del rumore funzionano egregiamente. Anche la vibrazione è migliorata, con una risposta più secca e netta durante la digitazione.
BATTERIA: Il capolavoro da 7500 mAh
7500 mAh. Ripetiamolo. Un numero fino a poco fa riservato ai telefoni ingombranti di fascia media. Oppo è riuscita a integrare una batteria enorme in un top di gamma sottile. È un trionfo di ingegneria.
Il mio setup è esigente: 2 wearable sempre connessi (Fitbit Charge 6 + Oppo Watch X2), 1 ora di musica in LHDC e un uso massiccio di social e messaggistica. Vado al sodo, senza iperbole:
- Weekend Relax (a maggioranza di Wi-Fi): 2 giorni e mezzo di autonomia con circa 7,5 ore di display attivo.
- Giornata Lavorativa (misto Wi-Fi/5G): Arrivo all’ora di dormire con il 35-40% di carica residua e 8/9 ore di schermo acceso.
- Giornata Stress (uso intensivo foto/video a Milano solo l’app fotocamera ha consumato il 40% di batteria): Sono arrivato a sera con il 15%.
Mi ha letteralmente shockato. Con Find X8 Pro, in un weekend relax, facevo 38/40 ore con 6 ore di display. La differenza è abissale. Certo, non possiamo sperare nei due giorni di autonomia se si usa il telefono per 10 ore di schermo al giorno, ma la serenità di arrivare a sera con abbondanza è garantita. Se l’uso è misto, il giorno e mezzo di autonomia è assicurato.
FOTOCAMERE - Il teleobiettivo da 200 Mpxl e la rivincita software
Le fotocamere sono l’ago della bilancia per me. Arrivo dal Find X8 Pro (4x50 Mpxl + 32 Mpxl frontale). Sono un fotografo da zoom (5% ultrawide, 40% wide, 35% tele 70/85 mm, 20% tele 135/300 mm). Capirete il mio scetticismo quando ho saputo che l'ottica 6x era stata eliminata. Partivo con moltissimi preconcetti.
Vediamo i fatti.

La focale da 70 mm è la protagonista indiscussa: passa da 50 Mpxl a un Isocel HP5 da 1/1.56” a 7 microlenti e da 200 Mpxl, con apertura migliorata da f/2.6 a f/2.1 e una distanza di messa a fuoco ridotta a soli 9 cm. Ritratti, macro e close-up sono una gioia: ricchi di dettagli e con un bokeh naturale sorprendente.
Stesso discorso per la Wide 23 mm. Sensore e apertura maggiori catturano dettagli più fini e più luce. Il controllo dell'ISO è bilanciato, riducendo il rumore di fondo e restituendo scatti di altissima qualità.
La Selfie Camera passa a 50 Mpxl con autofocus. I selfie sono ora più naturali e a fuoco. Sebbene il sensore precedente fosse più "d'impatto" per la nitidezza eccessiva, qui i dettagli restano ricchi ma sono più morbidi ed estremamente naturali. L'effetto bokeh simulato migliora notevolmente, scontornando perfettamente anche dettagli fini come barba o capelli.
L'Ultrawide resta il tallone d'Achille di tutti gli smartphone: restituisce scatti di alta qualità, ma senza salti generazionali.
Il segreto delle tre ottiche: come Find X9 Pro ridefinisce l'eccellenza fotografica?
È una domanda legittima: come fa il Find X9 Pro con le sue "sole" tre ottiche a superare il modello precedente e ad avvicinarsi pericolosamente alle performance della versione Ultra?
La risposta non si trova nel mero conteggio degli obiettivi, ma nell'architettura di elaborazione dell'immagine di nuova generazione. Oppo ha sacrificato un'ottica fissa per investire tutto in potenza di calcolo e calibrazione software, elevando così la qualità di ogni singola lente.
Ecco i quattro pilastri che spiegano come l'intero set di fotocamere, dalla wide all'ultrawide fino al teleobiettivo, abbia raggiunto questo livello di eccellenza:

1. Real-time Exposure: L'HDR intelligente per ogni scatto
L'eccellenza del Find X9 Pro nella gestione della luce non è casuale. La Real-time Exposure è un sistema di fusione algoritmica che analizza la scena:
- L'algoritmo sovrappone in tempo reale tre esposizioni differenti. Questa tecnica è fondamentale per avere una gamma dinamica estrema, mai eccessiva e sempre ben calibrata.
- Questo processo mantiene la scena naturale, evitando l'aspetto artefatto dell'HDR tradizionale, ma soprattutto preserva i dettagli cruciali di luci (come un cielo nuvoloso o lampade accese) e ombre profonde, assicurando che i mezzitoni siano sempre ricchi e informativi.
2. LUMO Engine: Il maestro della pulizia e del dettaglio estremo
Il vero cuore della magia fotografica risiede nell'efficacia del LUMO Engine. Non è solo un ISP potenziato, ma un sistema che lavora in simbiosi tra ISP, NPU, GPU e CPU per elevare la qualità di base di tutti i sensori.
- Il LUMO Engine migliora la nitidezza e aumenta il dettaglio in ogni scatto, ma lo fa senza generare artefatti o l'antiestetico effetto "patinato/acquerellato" tipico dei sistemi di denoise aggressivi.
- La gestione del rumore è così superiore che una foto scattata a ISO 1600 sul Find X9 Pro presenta lo stesso tipo di rumore che i concorrenti mostrano a ISO 50/100. Questa capacità di preservare la pulizia dell'immagine in condizioni di luce scarsa è un vantaggio non indifferente.
3. True Color Camera: La fedeltà cromatica totale
L'accuratezza dei colori è garantita da un sensore dedicato che agisce come un "motore cromatico" per l'intero set fotografico.
- La True Color Camera analizza 48 zone della scena tramite il suo sensore spettrale a 9 canali. Questa analisi va oltre il semplice RGB e riconosce con precisione le complesse temperature di colore e le sfumature della luce ambiente.
- Il sistema assicura che i colori siano estremamente fedeli alla realtà. Sebbene la calibrazione finale di Hasselblad introduca quella leggera e piacevole predominanza calda (perfetta per i ritratti), il risultato finale è sempre credibile e coerente su tutte le tre ottiche.
4. Pixel Binning al Bisogno
La cosa straordinaria è l'algoritmo che sceglie la risoluzione ideale per tutte le ottiche: se le condizioni s
ono perfette, scatta al massimo di 50 Mpxl o 25 Mpxl. Se la luce cala, scende a 12 Mpxl per massimizzare la sensibilità. In questo modo, avremo sempre il miglior risultato possibile, bilanciando dettaglio e pulizia del rumore.
In sintesi, la magia del Find X9 Pro sta nell'aver costruito un ecosistema fotografico interconnesso: il sensore True Color analizza la scena, l'algoritmo Real-time Exposure la espone perfettamente, e il LUMO Engine la processa in modo impeccabile, trasformando la limitazione di "sole" tre ottiche in un punto di forza.
Uno zoom spaziale

La risoluzione da 200 Mpxl del teleobiettivo, non serve solo a scattare foto enormi. Serve a fornire la matrice dati necessaria per eseguire zoom digitali di altissima qualità (In-Sensor Zoom) che, grazie all'enorme quantità di informazioni catturate, riescono a simulare la qualità ottica del vecchio 6x e superarla in termini di dettaglio e pulizia del rumore.
Video, Shutter Button e App fotocamera
Della parte video, ho apprezzato il 4K 120 fps (ottimo per estrapolare immagini statiche) e la stabilizzazione: riprese fluide e morbide anche camminando su terreni sconnessi senza l'ultra-stabilizzazione. Però lo ammetto signor giudice, non sono un appassionato di video “2D” ma esperto di video a “360°” quindi mi limito a dare un parere molto più modesto in questo comparto.
Lo shutter button è migliorato nella sensibilità, ma resta posizionato in modo scomodo e non ha la doppia corsa. Per i video, non permette lo zoom continuo. Meglio che ci sia, ma è da ottimizzare.
L'app Fotocamera è ricca di funzioni: Xpan per il taglio cinematografico; Hasselblad alta risoluzione grazie alla quale si può scattare a 200 Mpxl con il teleobiettivo (capolavori di dettaglio, ma preparatevi a file pesanti). Per i professionisti, la possibilità di scattare in RAW max e registrare video in LOG.
Non è comunque tutto rose e fiori, delle criticità le ho trovate:
- nei video in LOG che sembrano presentare già un pre filtro e, applicando poi i LUT restituiscono risultati non sempre desiderati.
- i file RAW in binning perdono molte delle informazioni crude della foto, cosa che con i RAW max non accade. Per esempio, se nel RAW a 12 Mpxl le alte luci di un cielo mezzo nuvoloso sono bruciate, riuscirò a recuperarne solo un 30% e non nel migliore dei modi. Con il RAW max invece, nello stesso scenario ho una malleabilità del file al 100% con dettagli incredibili e la possibilità di lavorarlo veramente di fino
- In condizioni con forti contrasti per preservare la leggibilità delle ombre tende a bruciare le alte luci.
Sono tutti aspetti facilmente correggibili tramite software, quindi aspettiamo l’evoluzione del telefono nei prossimi mesi.
Accessori che fanno la differenza
Devo fare una premessa. Mi sarebbe piaciuto recensire anche il Teleconverter kit , ma purtroppo, per problemi logistici, non mi è stato consegnato in tempo per la stesura di questa recensione. È un peccato, perché completava il quadro, ma mi riservo di provarlo in futuro e condividere le mie impressioni.
Tuttavia, da appassionato che sono, non mi sono fermato. Ho acquistato e provato il MagCam2. Questo grip, venduto ufficialmente solo nel mercato asiatico, è perfettamente compatibile con le nostre unità globali ed è una vera chicca. Trasforma il Find X9 Pro in una vera e propria fotocamera compatta, con l’accesso ai parametri (zoom, scatto, messa a fuoco) direttamente dall’impugnatura ergonomica. Negli scatti, garantisce una maggiore stabilità, fondamentale soprattutto quando si utilizzano gli zoom più spinti, dove ogni micro-vibrazione è amplificata. Nei video, oltre ad aumentare la stabilità generale, permette zoom molto fluidi e costanti, difficili da replicare tenendo il telefono con due mani.
La sua utilità non finisce qui. Il MagCam2 integra una batteria da 2700 mAh che può ricaricare il telefono in modalità wireless all'occorrenza. Una salvezza quando si è in giro per scatti intensivi.
È un peccato che questo accessorio non sia ancora disponibile nel nostro mercato. Spero vivamente che Oppo decida di importarlo, perché è un must-have che eleva l'esperienza utente a un livello superiore e che molti appassionati, come me, vorrebbero avere.
CONSIDERAZIONI FINALI: L'equilibrio perfetto (e durevole)
Grazie a Oppo e al programma “Testa e Resta” ho provato un gioiello.
Il telefono è elegante, con prestazioni da primo della classe e fotografie stratosferiche che mi hanno genuinamente stupito.
Secondo me, questo Find X9 Pro non è pensato per durare solo fino al lancio del prossimo modello, ma per essere apprezzato a lungo, uscendo dalla logica dell'elettronica fast-consuming. Per il suo incredibile equilibrio e la piacevolezza d'uso, è difficile non innamorarsene.
Il prezzo di listino di 1.299 euro (nell’unico taglio 16/512 GB) è indubbiamente alto. Ma abbiamo in mano un telefono premium in tutto. Con le promozioni e vari bundle, il ragionamento può cambiare.
A chi lo consiglio? A chi la fotografia mobile è una ragione di vita e cerca l'emozione, l'inquadratura e il dettaglio. A chi vuole un telefono affidabile, che eccelle nelle fotocamere e fa bene tutto a 360 gradi. A chi cerca un dispositivo che duri nel tempo senza spendere cifre astronomiche in modelli Ultra.
Dato il prezzo, se lo consideriamo un “investimento a lungo termine”, è la scelta perfetta e senza rimpianti.
Testo e resto? Certo che resto!
PAGELLA
- Design 9
- Processore 9,5
- Batteria 9,5
- UI 8,5
- Fotocamera 9,5
- Qualità/prezzo 8
- VOTO FINALE: 9
Questa recensione è stata resa possibile e promossa da OPPO all'interno del programma “Testa e Resta”. I contenuti della recensione sono frutto delle mie opinioni senza alcun condizionamento e basate sulle mie esperienze pregresse.
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